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JP Morgan blocca i conti del CEO di Strike nel mondo delle criptovalute

2025/11/25 5

JP Morgan blocca i conti del CEO di Strike nel mondo delle criptovalute 

JP Morgan Chase termina i rapporti con Jack Mallers, CEO di Strike e 21 Capital

JP Morgan Chase ha deciso di chiudere senza alcun preavviso i conti bancari intestati a Jack Mallers, fondatore e amministratore delegato di Strike e 21 Capital, due realtà attive nell’ambito delle criptovalute. La comunicazione arrivata a Mallers si è limitata a una breve email, accompagnata soltanto dalla risposta ripetuta «non possiamo darle spiegazioni» ogni volta che il manager, una figura legata a una delle famiglie storiche della finanza a Chicago, ha richiesto chiarimenti.

Il CEO ha denunciato pubblicamente l’accaduto tramite la piattaforma X (ex Twitter), segnalando un episodio che accende ulteriormente i riflettori sulla frattura sempre più evidente tra il tradizionale sistema bancario e il mondo delle criptovalute.

Un rapporto sempre più teso con JP Morgan

Da quanto riferito dallo stesso Mallers, la chiusura dei suoi conti con JP Morgan è avvenuta in maniera improvvisa, in un momento particolarmente delicato. Tutto questo a poche settimane dall’emanazione da parte dell’amministrazione Trump di un ordine esecutivo volto a impedire che le istituzioni finanziarie chiudano conti semplicemente perché collegati al settore crypto.

JP Morgan non ha fornito alcuna spiegazione formale, facendo nascere diversi sospetti: si parla di timori legati alla reputazione e alla pressione regolatoria crescente riguardo alle attività nel mondo delle criptovalute. Nel corso del tempo, Mallers non ha mancato di criticare apertamente Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, definendolo addirittura «il banchiere di Jeffrey Epstein» in un’intervista, alimentando così un clima di maggiore polarizzazione.

Il silenzio dell’istituto finanziario ha inoltre alimentato teorie come quella della “Operazione Chokepoint 2.0”, secondo la quale le autorità americane starebbero esercitando una pressione sistematica per scoraggiare le banche dal mantenere relazioni con aziende legate alle criptovalute.

Screenshot post su X di Jack Mallers dove mostra foto della lettera ricevuta da JP Morgan
Screenshot del post su X di Jack Mallers che mostra la lettera inviata da JP Morgan

Il ruolo di JP Morgan nel recente crollo del Bitcoin

Da tempo la comunità delle criptovalute osserva con sospetto ogni mossa di JP Morgan, considerata un avversario dell’espansione del settore. Le azioni e le comunicazioni dell’istituto vengono interpretate come tentativi di influenzare negativamente i mercati crypto, magari con strategie al ribasso o tramite pressioni poco trasparenti.

In questo contesto, ha particolare rilevanza la nota interna della banca datata 10 ottobre relativa a Strategy (ex MicroStrategy di Michael Saylor), società che detiene oltre 649.000 Bitcoin. La possibile riclassificazione di Strategy da parte di MSCI come “fondo” avrebbe importanti conseguenze: la società verrebbe rimossa dagli indici MSCI, costringendo i fondi passivi a liquidare rapidamente i propri investimenti. Nella nota JP Morgan stimava deflussi potenziali tra i 2,8 e gli 8,8 miliardi di dollari, un’indicazione che è riemersa proprio durante la fase di recente forte calo del mercato criptovalutario.

Questa concomitanza ha portato a sospettare che la diffusione del documento possa aver contribuito ad amplificare, direttamente o indirettamente, la pressione sulle vendite, peggiorando la situazione di un mercato già fragile.

La reazione della comunità crypto contro JP Morgan

Per molti appassionati e investitori crypto, la chiusura dei conti di Mallers non è un caso isolato ma rappresenta la manifestazione di un più ampio fronte istituzionale orientato a esercitare forti pressioni sulle aziende con collegamenti diretti al Bitcoin.

Di conseguenza, la risposta della community si sta facendo più organizzata e netta: numerosi utenti hanno cominciato a condividere screenshot che documentano la chiusura dei propri conti presso JP Morgan, dando vita a proteste diffuse e a un vero e proprio boicottaggio nei confronti della banca.

Se il caso Mallers rappresenterà una singola anomalia o l’alba di una nuova fase di conflitto aperto tra la grande finanza tradizionale e l’industria delle criptovalute, lo si saprà solo nelle prossime settimane. Al momento, però, appare chiaro che la distanza tra i due mondi si sta ormai facendo incolmabile.

           

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