Michael Burry chiude improvvisamente Scion Asset Management: cosa sta succedendo?
Scion Asset Management, l’hedge fund guidato da Michael Burry, risulta ufficialmente “terminato” presso la Securities and Exchange Commission (SEC) a partire dal 10 novembre 2025. Questa chiusura a sorpresa arriva nonostante il fondo avesse recentemente dichiarato, nel filing di marzo, un patrimonio regolamentato pari a circa 154,9 milioni di dollari, ben al di sopra della soglia di 100 milioni che impone l’obbligo di registrazione presso l’ente regolatore statunitense.
Proprio intorno a questa data è emersa online una lettera del 27 ottobre, non ufficialmente verificata, in cui Burry scrive che “la mia valutazione dei titoli non è più, e non è da tempo, allineata con i mercati”. Questo messaggio riflette chiaramente la visione che il famoso investitore ha espresso negli ultimi mesi, caratterizzata da un crescente distacco dal consenso dei mercati finanziari.
La grande scommessa ribassista su Nvidia e Palantir e il tema della “bolla tech”
Michael Burry, noto al grande pubblico grazie al film The Big Short, si è recentemente guadagnato l’attenzione per aver aperto enormi posizioni short su società tecnologiche di rilievo come Nvidia e Palantir. Le scommesse contro questi titoli ammontano complessivamente a circa 1,1 miliardi di dollari (900 milioni contro Palantir e 187 milioni contro Nvidia). Queste mosse hanno scatenato anche una risposta sarcastica da parte di Alex Karp, CEO di Palantir, che ha invitato Burry a guardare la lista dei loro clienti, insinuando che forse è lui a essere “fuori dal gioco”.
Dietro a queste posizioni ribassiste c’è la convinzione di Burry che il settore tecnologico, spinto dalle aspettative sull’intelligenza artificiale, stia vivendo valutazioni eccessive accompagnate da conti spesso gonfiati attraverso politiche contabili permissive, specialmente per quanto riguarda la svalutazione dell’hardware. Secondo Burry, ciò rende tutto il comparto vulnerabile a una correzione significativa. La sua scelta di puntare al ribasso non si configura dunque semplicemente come una decisione tattica, ma come la naturale conseguenza di una visione critica riguardo a una “bolla tech” in formazione da tempo.
Riferimenti al passato: un annuncio enigmatico e il precedente del 2008
Michael Burry non ha rilasciato commenti ufficiali sulla chiusura del fondo, ma un recente post su X lascia intendere un cambio di rotta imminente: “Il 25 novembre mi dedicherò a qualcosa di molto più interessante”. Questa frase ricorda da vicino quanto accaduto nel 2008, quando Burry decise di liquidare Scion Capital, il suo primo hedge fund, malgrado il fondo si trovasse dopo una delle più brillanti stagioni di rendimento, avendo anticipato la crisi dei mutui subprime.
La storia si ripete: allora Burry uscì dal mercato perché riteneva che le quotazioni fossero ormai distanti dai reali valori degli asset e che la cultura della performance a breve termine fosse incompatibile con il suo approccio analitico. Ora, con Scion Asset Management, si assiste a una decisione simile, ma l’attenzione si sposta dalle bolle immobiliari alle esagerate valutazioni del settore tecnologico e all’insufficiente riconoscimento dei costi legati all’hardware per l’AI.
Quali scenari per il futuro di Michael Burry?
Con la conclusione ufficiale di Scion, resta da capire quale sarà la nuova veste operativa scelta da Burry. Tra le opzioni più plausibili emerge quella di trasformare il fondo in un family office, una struttura che permetterebbe di gestire gli investimenti con una trasparenza molto ridotta rispetto alle rigide regole che governano gli hedge fund regolamentati.
Intanto, tutti gli occhi sono puntati sul 25 novembre, la data citata dallo stesso Burry nei suoi post, che potrebbe segnare un annuncio importante. Per quanto riguarda il prossimo aggiornamento pubblico sulle partecipazioni, che dovrebbe coprire il trimestre terminato il 31 dicembre 2025, è probabile che venga diffuso solo a metà febbraio 2026, offrendo così la prima occasione di vedere le posizioni di Burry dopo la cancellazione dalla registrazione SEC.
Al momento, questa decisione rappresenta più un enigma che una definitiva dichiarazione di intenti da parte di uno degli investitori più seguiti e imprevedibili dei mercati finanziari globali.