Qualche settimana fa, il panorama delle banche italiane sembrava aver finalmente trovato un nuovo equilibrio, caratterizzato da fusioni, acquisizioni e strategie in evoluzione. Tuttavia, all’improvviso, è emerso un evento che ha scosso profondamente questo equilibrio: un’inchiesta giudiziaria che minaccia di sconvolgere l’intero sistema bancario ed economico italiano, con riverberi che potrebbero superare i confini nazionali.
Il caos dietro la scalata Mps-Mediobanca
Al centro della nuova tempesta c’è l’indagine aperta dalla Procura di Milano sull’operazione con cui Monte dei Paschi di Siena ha acquisito il controllo di Mediobanca. L’inchiesta porta alla luce accuse pesanti come aggiotaggio, manipolazione del mercato e coordinamenti nascosti, che se confermate metterebbero in discussione non solo la regolarità di questa specifica operazione, ma anche le modalità con cui in Italia si costruiscono potere e influenza nel settore bancario.
Molti osservatori considerano questa vicenda come un punto di svolta potenziale: un momento in cui il ricorso a fusioni aggressive e intrecci azionari praticamente impazziti potrebbe essere soggetto a una battuta d’arresto o a una profonda revisione.
Un piano ambizioso e controverso
Tutto parte all’inizio del 2025, quando Mps decide di lanciare un’offerta pubblica di acquisto (ops) su Mediobanca, puntando a un’operazione da 13,5 miliardi di euro con lo scopo di prendere nelle proprie mani il controllo di Piazzetta Cuccia. L’offerta viene immediatamente respinta dal consiglio di Mediobanca, che la definisce ostile e distruttiva per il valore della banca.
Nonostante questo rifiuto, grazie al sostegno del Ministero dell’Economia e Finanze (Mef) e di azionisti chiave come la holding Delfin – guidata dalla famiglia Del Vecchio – e il gruppo Caltagirone, Mps riesce comunque a conquistare quasi l’86,3% del capitale di Mediobanca entro settembre 2025. Questa conquista porta a un cambio drastico nel vertice di Mediobanca con l’uscita dell’amministratore delegato Alberto Nagel, che lascia con una dura lettera di protesta.
Un terremoto giudiziario
Ma proprio quando la scalata sembrava conclusa, arriva l’intervento della Guardia di Finanza, che avvia perquisizioni e contestazioni su indizi di illecito. Le ipotesi investigative sostengono che Mps, Delfin e Caltagirone abbiano coordinato gli acquisti delle azioni ben prima del lancio ufficiale dell’ops, mantenendo segrete queste intese e non informando le autorità competenti come Consob, Bce e Ivass. A causa di questa “concertazione occulta”, si sarebbe violata la normativa sulle offerte pubbliche obbligatorie.
Gli indagati sono quindi non solo le persone fisiche, ovvero Luigi Lovaglio (ad di Mps), Francesco Milleri (presidente Delfin) e Francesco Gaetano Caltagirone, ma anche le società coinvolte. Questo fascicolo ha immediatamente influenzato negativamente i mercati: nelle ultime sedute, i titoli di Mps e Mediobanca hanno registrato cali significativi.
Le difese ufficiali delle parti coinvolte
Delfin ha risposto con fermezza, dichiarandosi completamente estranea alle accuse e certa che l’indagine chiarirà la correttezza delle sue azioni, sempre in linea con le norme vigenti. Analogamente, il gruppo Caltagirone ha manifestato piena fiducia nella magistratura e confermato la trasparenza delle operazioni condotte.
Anche Mps, sotto la guida di Lovaglio, ha mostrato collaborazione con la Procura, sottolineando la propria fiducia nelle autorità e nella correttezza del proprio operato.
Un sistema bancario sotto pressione
Se le accuse si dimostrassero fondate, le ripercussioni sul settore finanziario italiano sarebbero enormi. Oltre a mettere in discussione la validità dell’operazione in sé, si aprirebbe uno scenario in cui le regole sulle partecipazioni incrociate e sugli acquisti coordinati verrebbero riviste con occhi molto più severi.
Questa situazione potrebbe far emergere dubbi sulla trasparenza e governance degli istituti, spingendo investitori e mercati a riconsiderare la fiducia nelle strategie aggressive che hanno caratterizzato l’ultimo periodo.
Unicredit e Intesa Sanpaolo: due voci diverse per un sistema unico
In questo contesto complicato, due figure spiccano per la loro leadership e visione: Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, e Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo. Entrambi hanno espresso un messaggio chiaro: il sistema bancario italiano è una colonna portante dell’economia nazionale e deve essere protetto con attenzione e responsabilità.
La strategia di Unicredit dopo le recenti turbolenze
Durante l’audizione alla Commissione parlamentare sul sistema bancario, Orcel ha cercato di spiegare l’importanza di Unicredit per l’Italia, evidenziando che circa il 45% del bilancio del gruppo è concentrato in Italia, con un impegno che si traduce anche nel possesso di 40 miliardi di euro in titoli di Stato italiani, più di qualsiasi altro istituto nazionale.
Ha inoltre sottolineato la crescita nel supporto a piccole e medie imprese e famiglie, con finanziamenti e mutui in netto aumento nel corso del 2025. Riguardo alla rinuncia all’acquisizione di Banco Bpm, Orcel ha definito la decisione come responsabile e non una resa, precisando che qualsiasi futura operazione sarà fatta con criteri di trasparenza e strategia chiara.
Il richiamo alla stabilità di Carlo Messina
Dal canto suo, Messina ha lanciato un appello al rispetto per le banche italiane, mettendo in guardia contro l’attribuzione costante di colpe al settore prima ancora che qualsiasi giudizio definitivo venga emesso. Ha ricordato come le banche abbiano sostenuto il Paese nei momenti più difficili, assicurando liquidità e stabilità.
Il suo messaggio va oltre la difesa di interessi economici, proponendo una riflessione sul ruolo sociale e istituzionale delle banche, viste come infrastrutture essenziali per lo sviluppo e la tenuta del sistema nazionale.
La vicenda Mps-Mediobanca e le sue conseguenze stanno quindi ridefinendo il dibattito sul futuro del settore bancario italiano, aprendo una stagione in cui governance, trasparenza e responsabilità saranno al centro dell’attenzione, sia da parte delle autorità che degli investitori e dei cittadini.